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Il bambino e la causalità operazionale

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Attraverso diversi studi di Neuropsicologia si è osservato come all’inizio dello sviluppo del neonato non esista alcuna forma di causalità: non vi è né oggetto né spazio in cui gli avvenimenti possano influenzarsi.

Non esiste causalità per il bambino al di fuori delle proprie azioni.

Infatti la comprensione della relazione di causa-effetto si sviluppa parallelamente alla comprensione della relazione e differenziazione tra soggetto e oggetto.

Con la comparsa di quest’ultima si verifica l’acquisizione di una prima forma di causalità, chiamata causalità magico-fenomenica. Il neonato comincia gradualmente a dissociare l’azione dal risultato dell’azione stessa.

La causa e l’effetto si differenziano la prima tende ad essere interiorizzata e il secondo ad esteriorizzarsi.

Intorno ai 4 mesi compaiono due tipi di relazioni causali:

1) azioni esercitate sul proprio corpo (il bambino muove le mani o le gambe/piedi per evocare la ripetizione di uno spettacolo interessante);

2) azioni del proprio corpo sugli oggetti esterni (il bambino colpisce con la mano o con i piedi un oggetto per evocare la ripetizione di uno spettacolo interessante).

Egli comunque continua a non dare potere causale agli oggetti ma li ingloba nei suoi schemi di causalità.

Verso i 7-8 mesi inizia a concepire il contatto spaziale come necessario all’azione di un corpo su un altro.

Grazie ai progressi nella comprensione delle reazioni spazio-temporali che intervengono fra gli oggetti, la causalità diventa differenziata e oggettiva, con la separazione tra la propria azione e il risultato esterno l’oggetto può, indipendentemente dall’azione, agire su altri oggetti o subire l’azione di altri oggetti.

Arrivato ai 16 mesi il bambino arriva a ricostruire mentalmente le cause a partire dagli effetti percepiti ed è anche in grado di prevedere gli effetti di una causa che ha sotto gli occhi (es. nel caso di una collisione tra oggetti prevede la caduta dell’oggetto colpito) riuscendo infine ad attivare da solo un oggetto meccanico senza che prima gli sia stato fatto vedere.

Infatti nell’ultima fase (causalità oggettiva) le relazioni soggetto-oggetto vengono differenziate grazie alla comprensione delle relazioni spazio-temporali fra gli oggetti.

 L’oggetto non è più concepito come prolungamento dell’azione del soggetto ma è indipendente e può agire o subire l’azione di altri oggetti.

dr.ssa Greco, Psicologa – Neuropsicologa

Studio Sinapsy Firenze

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